«La conciliazione vita-lavoro ha ricadute positive in qualsiasi azienda» - Kid Pass

«La conciliazione vita-lavoro ha ricadute positive in qualsiasi azienda»

Arriva da Giada Sivori la nuova testimonianza sullo smart working che pubblichiamo per la nostra rubrica mensile. HR manager per i mercanti emergenti di Safilo, ci parla di lavoro agile dal punto di vista sia del dipendente che dell'azienda.

«La conciliazione vita-lavoro ha ricadute positive in qualsiasi azienda»

A Safilo lo smart working è arrivato due anni fa, con un semplice accordo integrativo. Giada Sivori, che nella multinazionale dell'occhiale lavora come HR manager per i mercati emergenti, lo vive sia da lavoratrice che nella gestione delle risorse umane: «Io un giorno alla settimana risparmio due ore di auto. Mentre noi HR lo usiamo come biglietto da visita per attrarre talenti».

Lo smart working in Safilo

Prima di raccontare l'esperienza di Giada, spendiamo qualche parola per illustrare come Safilo ha introdotto lo smart working nelle sue sedi italiane. Di questo Alessandro Visconti, responsabile HR del gruppo, ha parlato lo scorso anno in occasione del workshop "Lavorare smart", una delle iniziative organizzate nell'ambito del progetto Labox della Regione Veneto, al quale anche Kid Pass partecipa.
Safilo ha bisogno di poche presentazioni: con base a Padova, quattro stabilimenti produttivi in Italia e tre all'estero per complessivamente 7.500 dipendenti in tutto il mondo, è una delle società leader nella produzione e distribuzione di occhiali con marchi propri o in licenza. Per i dipendenti italiani, le cui mansioni non sono necessariamente legate alla presenza in azienda, due anni fa è arrivata la possibilità dello smart working: la strada si è aperta con un accordo integrativo al contratto sottoscritto dai sindacati, che prevede un giorno alla settimana di lavoro agile. «La conciliazione fra tempo di lavoro e tempo personale è il punto fondamentale - così Visconti ha spiegato la scelta - un lavoratore più felice diventa molto più collaborativo».
 
Giada, lei è in Safilo da 10 anni. È oggi una smart worker felice?
Sì, io mi trovo benissimo. Quando lo smart working è stato introdotto in azienda ho visto la possibilità, almeno una volta alla settimana, di non stare più due ore in auto, dato che vivo a Treviso ma lavoro nella sede di Padova. Devo dire che è molto comodo, anche per la mia mansione.
 
Ci può spiegare?
Sono HR manager per i mercati emergenti e lavoro al 95% con l'estero. Mi occupo di Europa centrale e orientale, Africa, Asia, Medio Oriente e Pacifico: a Padova ho solo due colleghi che lavorano con me. Infatti, trascorro gran parte della mia giornata su Skype a interfacciarmi con persone in fusi orari diversi: quando lavoro da casa, il fatto di poter essere operativa al mattino presto è un vantaggio. Per il tipo di mansione che ho, insomma, ai miei responsabili davvero non fa differenza dove io lavori.
 
Ha avuto qualche difficoltà all'inizio?
Nessuna, la gestione è davvero molto semplice.
 
Riscontra degli svantaggi nello smart working?
Non ne vedo. Anche quando c'è il rischio di sovrapporre il giorno di lavoro agile con, per esempio, un meeting aziendale, alla fine basta solo organizzarsi.
 
Se non avesse più la possibilità di lavorare in smart working, cambierebbe qualcosa oggi nell'approccio al suo impiego?
In realtà no. Però noi come responsabili delle risorse umane, che ci occupiamo sia di "talent acquisition" che di "employer branding" (termini che indicano la capacità di attrarre nuovi talenti in azienda e di assestare la reputazione della stessa come buon datore di lavoro, NdR), includiamo anche lo smart working fra gli elementi di favore da presentare ai potenziali nuovi colleghi.
 
Ci riuscite perché siete una multinazionale, o lei crede che questa strada sia percorribile anche dalle piccole e medie imprese? In più indagini abbiamo visto che sono proprio loro ad avere grandi difficoltà nell'implementare il lavoro agile.
La conciliazione vita-lavoro è un fattore con ricadute positive in qualsiasi azienda, grande o piccola che sia. Per quanto riguarda lo smart working, però, può introdurlo l'azienda che ha già un modello di business flessibile: in questo senso partono avvantaggiate le multinazionali, le aziende IT, le agenzie di comunicazione... Non c'entra l'età dei dipendenti, anche se è vero che i giovani sono più inclini a ricercare queste modalità di welfare: si tratta proprio di una mentalità diversa di lavorare.
 
Intende il lavorare per obiettivi e non per ore lavorate?
Esatto. Io ho imparato questa cosa quando lavoravo a Bristol, in Gran Bretagna, prima di entrare in Safilo. Agli inglesi interessano solo i risultati che porti. Anche qui sta cambiando l'atteggiamento e man mano che le nuove generazioni entreranno nel mercato del lavoro, questa nuova cultura si radicherà. 

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