Generazioni digitali: il metodo per educarli - Kid Pass

"Generazioni digitali": educare i giovani all’uso di cellulari e computer

Marco Sanavio e Luce Maria Busetto, che da più di dieci anni si occupano di formazione digitale in scuole e associazioni, descrivono il loro metodo in un libro.

Ascolto attento, simbolizzazione, verbalizzazione e riappropriazione, fase autonormativa. Di cosa parliamo? Sono le quattro fasi di intervento individuate da un metodo innovativo per la formazione dei più giovani all’uso di computer e cellulari, illustrato nel libro Generazioni digitali, uscito da poco per le edizioni San Paolo. Un condensato di anni di esperienza sul campo raccontata attraverso il resoconto, mai banale, degli incontri degli autori con ragazzi e adulti, e che porta con sé suggerimenti interessanti per facilitare l’approccio dei genitori edei formatori all’educazione digitale dei ragazzi. 

Il digitale è formazione permanente

Il web ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare. E di questo oramai ce ne siamo fatti tutti - o quasi – una ragione. Ma che fare di fronte all’espandersi della dimensione digitale che sta trasformando le nostre relazioni? È vero che il mondo digitale è pericoloso per i bambini e per i più giovani? No, se si hanno a disposizione le guide “giuste”. Ed proprio con questo intento nasce il libro Generazioni Digitali scritto a quattro mani da Marco Sanavio, sacerdote della diocesi di Padova, e Luce Maria Busetto,psicologa e psicoterapeuta. Leggendolo troverete passo per passo un efficace manuale che vi guiderà ad aumentare la vostra consapevolezza nei confronti dei “disagi” possibilmente derivanti da un uso scorretto ed esagerato degli “schermi digitali” (così li definiscono gli autori, comprendendo in senso lato tutti i supporti fissi e mobili digitali). Questo volume propone un agile percorso pedagogico da adattare alle situazioni particolari, in contesto scolastico o domestico, e un itinerario da misurare sui ritmi della formazione permanente più che sulle lancette dell’orologio. Articolato in quattro step, fornisce una sintesi degli orientamenti più concreti per genitori, insegnanti ed educatori.

Giovani e adulti allo stesso tavolo tecnologico

Genitori e insegnanti si servono della Rete a casa propria e nella vita privata, ma spesso pare che ne abbiano paura quando si tratta dei loro figli o dei loro allievi. Gli adulti amano la tecnologia, i bambini e gli adolescenti anche ma, paradossalmente, non riescono mai a usarla insieme. Come uscire da questo "blocco comunicativo" intergenerazionale e riuscire a far sedere genitori e figli e insegnanti attorno allo stesso tavolo tecnologico? «Ci vuole metodo. Quello da noi descritto è utile, in parte, anche in età prescolare perché si basa non solo su fasi successive, ma anche su gradi di profondità che variano con il variare dell’età», spiegaSanavio, che aggiunge: «Certo, i problemi relazionali sorgono più nella preadolescenza che nell'infanzia, e noi sottolineiamo come siano soprattutto questi a creare i vuoti che vengono riempiti dalla tecnologia». L'autore usa una metafora molto efficace: «I genitori vedono sfrecciare i figli a bordo di un treno ad alta velocità,mentre loro si possono percepire a bordo di una locomotiva a vapore. Non possono né rincorrere, né frenare il treno veloce ma possono prendere contatto con i figli incontrandoli in qualche stazione. Nel nostro libro descriviamo alcune stazioni di scambio che ci permettono di contattare i giovani, soprattutto nella loro dimensione digitale». Rispetto agli adulti, infatti, i giovani non vivono la dicotomia tra vita reale e dimensione virtuale ma una sola unica esperienza di vita, dove l'ambiente digitale estende personalità e relazioni rispetto a quello in presenza. Precisa, quindi, l'autore: «Come educhiamo quotidianamente i figli ad una sana dieta alimentare, possiamo accompagnarli anche nell'assumere una opportuna dieta mediale. In primo luogo sfatando, con una rigorosa analisi scientifica, pregiudizi e timori che non hanno ragione di essere».

Ascolto attivo ed emotivo dei figli

Si tratta quindi di un percorso basato su tecniche di ascolto attivosulla pedagogia del contratto. Gli autori sottolineano quanto importante sia aumentare il grado di attenzione del proprio ascolto verso i più giovani tenendo conto non solo delle parole espresse, ma anche degli atteggiamenti, dei silenzi, dei cambiamenti nel comportamento, nella dieta, nel mutare dei rapporti all’interno della famiglia. Così facendo può anche capitare che ci si accorga di piccoli segnali o trasformazioni che potrebbero essere indici di disagio, “affioranti digitali” che sono punte di iceberg emotivi.Nel testo sono proposte strategie e laboratori alla portata di tutti, in particolar modo dei genitori, così da coltivare anche questo ambito di formazione nella vita quotidiana. Attraverso la tecnica dello storytelling, Generazioni digitali traccia un percorso che offre a genitori e formatori una griglia per modulare in maniera più consapevole i propri interventi formativi, così da fornire loro gli strumenti adatti a intervenire in prima persona, senza — ove possibile — l’aiuto di figure esterne, e permettere loro di condurre i ragazzi a individuare autonomamente delle strategie d’uscita.

Regole? No grazie

In questo volume non troverete quindi esempi che citano particolari social network, siti da visitare, né indicazioni relative a videogiochi. Perché? Perché gli autori hanno constatato come ogni indicazione specifica possa diventare rapidamente obsoleta: le regole stabilite dalle reti sociali possono cambiare nel giro di pochi mesi e alcuni fenomeni emergenti diventano trascurabili in poco tempo. «Ci è sembrato più opportuno raccontare episodi che hanno segnato la nostra azione formativa in questi anni, senza fare cenno esplicito a siti e reti sociali che li avevano provocati, indicando solo quali siano state le principali strategie d’uscita», spiega Sanavio.

Non un insieme di regolette quindi perché non esiste una pillola magica che risolva tutti i problemi tra genitori e figli e «perché non c’è nulla di più arduo che occuparsi di un altro essere umano sia fisicamente che emotivamente». Cosa suggeriscono quindi gli autori per crescere al meglio insieme ai figli nell’era del digitale? Riappropriarsi di attività semplici e basiche, anche dal punto di vista relazionale, può costituire una mossa vincente. Riappropriarsi del dialogo, dell’ascolto profondo, della solidarietà tra adulti e della fiducia nel prossimo, oltre a far bene agli adulti può far bene anche ai giovani. Non stiamo in balia del caso, ma diventiamo curiosi nei confronti di noi stessi e di questo mondo. La conoscenza e la consapevolezza sono le armi vincenti. Buona lettura!

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